sabato 2 marzo 2013

Emanuele e Bruno

Oggi vi voglio raccontare la loro storia:
Emanuele, nato a Castiglion del Lago il primo febbraio del 1955.
Il 6 ottobre del 1973 giovanissimo entra in Polizia.
Il 23 maggio del 1980 ad Arezzo un uomo in preda ad un attacco di follia spara all'impazzata per le vie del centro, Emanuele ha 25 anni, svelto e coraggioso interviene e neutralizza l'uomo tra la folla terrorizzata.
Emanuele si sposa e nel 1984 diventa papà di Angelo.
Lele, così lo chiamano gli amici, é sempre a disposizione degli altri, generoso e compagnone, il  2 marzo 2003 chiede il cambio di turno, per poter accompagnare un amico carabiniere ad una visita, poi prende servizio, scorta viaggiatori sul treno Roma-Firenze.
Sono passati 10 anni da quando Emanuele Petri, 48 anni, sovrintendente della polizia, venne ucciso durante un controllo su un treno, nei pressi della stazione di Castiglion Fiorentino (Arezzo), da Nadia Lioce e Mario Galesi, esponenti delle nuove Br.
Nella sparatoria rimasero feriti anche l'agente Bruno Fortunato 45 anni, e lo stesso Galesi, che poi morì in ospedale.

Bruno Fortunato, gravemente ferito (un proiettile gli trapassò diaframma, fegato e polmone), riuscì a prendere il sopravvento sul Galesi e ad arrestare la Lioce disarmandola.
Bruno venne ricoverato e passarono mesi prima che potesse guarire le sue ferite ma emotivamente non si riprese più e dopo 7 anni, il 10 aprile 2010, si tolse la vita lasciando anche lui la moglie ed un figlio.
Emanuele e Bruno, due eroi con il viso buono.
Grazie al loro lavoro, nelle borse dei due brigatisti vennero trovati due palmari, floppy disk e documenti vari che portarono poi alla cattura di tutti gli appartenenti alle Nuove Brigate Rosse, responsabili tra l'altro anche degli omicidi di Massimo D’Antona e Marco Biagi.

2 commenti:

  1. ho fatto domanda in polizia nel 1991 ma poi ho svolto il militare in altre sedi , vedendo questa storia mi fa molto pensare forse la scelta che volevo fare era un po troppo per la mia persona , fare il poliziotto implica doveri oltre il dovuto per un normale lavoro.
    giuseppe di lecco

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